I nostri borsisti hanno raccontato ai media la loro straordinaria storia

I nostri borsisti hanno raccontato ai media la loro straordinaria storia

8 settembre 2026

Scopri la storia dei nostri borsisti. Grazie alla cortesia di OSV News pubblichiamo un testo in cui condividono la loro testimonianza su come la nostra Fondazione abbia trasformato la loro vita. L’articolo originale di OSV News è disponibile qui.

Oltre la memoria: la Fondazione Vaticana Giovanni Paolo II porta la sua missione alle nuove generazioni

La Fondazione Vaticana Giovanni Paolo II celebrerà il suo 45º anniversario a Roma dal 19 al 22 ottobre, riunendo i membri della sua comunità internazionale e culminando in un’udienza privata con papa Leone XIV. Gli organizzatori sottolineano che l’obiettivo non è soltanto ricordare l’eredità di san Giovanni Paolo II, ma mostrare come essa continui a plasmare la vita delle persone attraverso opere concrete, in particolare sostenendo l’educazione dei giovani.

La Fondazione è stata istituita da san Giovanni Paolo II nel 1981, esattamente tre anni dopo la sua storica elezione, per sostenere opere legate alla cura della persona umana — soprattutto giovani, studenti e pellegrini — ma anche iniziative artistiche e il mondo della cultura.

Il suo programma di borse di studio presso l’Università Cattolica di Lublino in Polonia — conosciuta come KUL — dove Karol Wojtyła, prima come sacerdote e poi come vescovo e cardinale, ha guidato per quasi un quarto di secolo il Dipartimento di Etica della Facoltà di Filosofia — offre agli studenti alloggio, vitto, formazione e educazione accademica per tutta la durata degli studi. Finora più di 1100 studenti e oltre 40 dottorandi hanno completato il programma, al quale la Fondazione destina mezzo milione di euro all’anno.

Far fiorire le persone

Gloria Nwagana ha sentito parlare per la prima volta di san Giovanni Paolo II nella sua parrocchia — la Cattedrale del Sacro Cuore di Gesù a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan. Anni dopo, quando è diventata borsista della Fondazione, ha scoperto che le sue parole non erano più soltanto storia. Sono diventate parte della sua storia personale. Gloria ha fatto domanda al programma di borse di studio durante la pandemia di COVID 19. Sebbene fosse stata accettata, le restrizioni di viaggio l’hanno trattenuta in Uzbekistan, così ha completato il primo anno di studi online e poi è partita per la Polonia.

Una volta arrivata nella terra del Papa, la Fondazione è diventata per lei qualcosa di più di un semplice sostegno finanziario agli studi. «Mi ha dato la possibilità di far parte di una comunità e di una grande opera iniziata da Giovanni Paolo II» — ha detto a OSV News. «Ognuno di noi, per vari motivi, non sempre poteva trascorrere le feste con i propri cari, così in quel periodo abbiamo creato la nostra famiglia della Fondazione».

«È una famiglia», dicono gli studenti

Questo senso di famiglia è diventato particolarmente importante quando il padre di Gloria è morto poco prima di un viaggio a Roma organizzato con il sostegno della Fondazione. Voleva rinunciare alla partenza, ma sua madre ha insistito perché andasse.

«Oggi le sono molto grata» — ha detto Gloria a OSV News. «Ciò che è stato più importante per me è il sostegno ricevuto dalla Fondazione in quel periodo difficile — soprattutto la preghiera e la sensazione di non essere sola».

Oggi, dopo aver conseguito il master, Gloria vive a Poznań e lavora come pedagogista scolastica. Dice che la Fondazione le ha insegnato indipendenza e apertura verso gli altri — qualità che ora utilizza nel lavoro con i giovani. La formazione nello spirito dell’insegnamento di Giovanni Paolo II ha rafforzato anche il suo senso di responsabilità — «esigere da se stessi, anche quando gli altri non esigono», ha detto, parafrasando le parole del Papa pronunciate nel 1983 a Jasna Góra.

«Erede naturale» del pontificato di Giovanni Paolo II

Mons. Paweł Ptasznik, presidente della Fondazione e storico collaboratore vaticano di Giovanni Paolo II, ha dichiarato a OSV News che il compito principale della Fondazione è trasmettere l’eredità del Papa e i valori del suo pontificato alle generazioni future.

La missione consiste nel trasmettere i valori del Papa attraverso l’azione, non la nostalgia — «non nel dimensione dei racconti, delle aneddoti o dei ricordi, ma nel dimensione delle opere concrete» — ha detto mons. Ptasznik. Ciò significa sostenere gli ambiti che facevano parte della visione originaria di Giovanni Paolo II per la Fondazione. Al centro di questa visione vi è la convinzione espressa dal Papa nella sua prima enciclica Redemptor Hominis: «L’uomo è la via fondamentale della Chiesa».

«La nostra forza e la nostra missione non derivano dall’attaccamento esclusivo alla persona di Giovanni Paolo II» — ha aggiunto don Tomasz Podlewski, portavoce della Fondazione.

«Il tempo va avanti. Come Chiesa amiamo ogni Papa che viene, e come Fondazione sosteniamo quegli elementi del pontificato di Giovanni Paolo II che, nonostante il cambiamento dei tempi, rimangono attuali». Ciò comprende borse di studio per i giovani, programmi formativi, iniziative culturali e artistiche e progetti che utilizzano nuovi modi di raggiungere le persone e condividere la fede.

Definendo l’attività quotidiana della Fondazione «le braccia tese di Giovanni Paolo II», don Podlewski ha detto: «Siamo gli eredi naturali e i continuatori del suo pontificato, soprattutto in ciò che rimane universale».

Questo approccio ispira anche il Premio San Giovanni Paolo II, che la Fondazione assegna dal 2024 a una persona o istituzione che mette in pratica i valori promossi dal Papa Wojtyła.

«In questo modo vogliamo ogni anno portare alla luce una vera perla dal mondo — una persona o istituzione, spesso poco conosciuta, che nel proprio luogo unico rende il mondo più bello, più sicuro e migliore perché si ispira ancora all’insegnamento di Giovanni Paolo II» — ha detto don Podlewski.

In occasione del 45º anniversario, la Fondazione ha lanciato anche un nuovo sito web in quattro lingue.

Formare i giovani nella terra di Giovanni Paolo II

Don Valerian Karitas è un attuale borsista della Fondazione proveniente dall’Indonesia. Prima di arrivare in Polonia, conosceva l’insegnamento di Giovanni Paolo II. In Polonia però — come dice — ha iniziato a comprendere meglio la persona e la spiritualità del Papa attraverso la terra che ha formato questo gigante della fede.

Don Karitas ha detto di aver incontrato la «memoria della sofferenza» del popolo polacco nei musei, nei conventi e nei santuari.

«Ho capito che la storia — devastante e tuttavia promettente — del popolo di san Giovanni Paolo II stava dietro al suo straordinario insegnamento» — ha detto, aggiungendo che nella terra del Papa ha compreso che la fede può sopravvivere alle difficoltà più grandi.

«Anche se l’edificio viene distrutto, le pietre rimangono sempre — pronte per essere ricostruite» — ha aggiunto.

Lo ha profondamente toccato anche qualcosa di più quotidiano: la famiglia. Ha vissuto le tradizioni polacche condividendo l’ostia della Vigilia e visitando le famiglie durante il periodo del canto natalizio — tradizioni che la famiglia Wojtyła custodiva con particolare cura e che il Papa portò con sé in Vaticano.

La sfida più grande per don Karitas è stata però imparare la lingua polacca — la lingua di Giovanni Paolo II.

«Devo combinare tutto insieme — studi accademici, inglese e polacco» — ha detto a OSV News. «A volte non capisco completamente ciò che leggo durante la Messa, ma devo provare».

L’esperienza di vivere lontano da casa ma sotto le ali della Fondazione ha cambiato la sua comprensione del sacerdozio.

«La Fondazione ha cambiato la mia vocazione e la mia vita come sacerdote» — ha detto, sottolineando in particolare la sua devozione mariana e la sensibilità ai problemi che riguardano la persona umana e la famiglia.

Ora spera di portare questa esperienza con sé in Indonesia.

Secondo don Podlewski, le testimonianze raccontate mostrano nel modo più eloquente quanto sia importante non solo promuovere la persona, ma soprattutto continuare la missione di san Giovanni Paolo II.

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