Fiorire come esseri umani nell’epoca dell’intelligenza artificiale

Fiorire come esseri umani nell’epoca dell’intelligenza artificiale

In questa luce, Magnifica humanitas solleva una domanda: che cosa significa pienezza di vita per un essere umano nell’era dell’intelligenza artificiale? L’enciclica non è una riflessione neutra su questa domanda, proprio come le tecnologie contemporanee non incarnano visioni del mondo neutre, ma applica la visione del Vangelo alle culture dell’IA. Nel farlo, mette in guardia da una cultura del potere che si sta imponendo e che sta rimodellando il lavoro, la famiglia, l’istruzione e la vita politica. Ci invita a trasformare le modalità dominanti di esercizio del potere in forme di potere condiviso e a misurare gli sviluppi della tecnologia sulla base del contributo che offrono a un autentico progresso sociale ed etico.

Undici anni fa, l’enciclica Laudato si’ ci ha esortati a prenderci cura della terra e dei poveri con urgenza, mettendoci in guardia da un paradigma tecnocratico che misura il valore della persona umana con il metro dell’utilità. Oggi, Papa Leone chiarisce che per superare questo paradigma ed esercitare questa cura della terra e dei poveri è necessario proteggere l’umano con la stessa urgenza. Un’ecologia integrale richiede un umanesimo integrale incentrato su Gesù Cristo.

Questo appello non è una banalità retorica. Nessuna idea è più centrale per la società, il diritto o la politica del nostro tempo della libertà dell’essere umano. Eppure questo ideale si trova ora a un punto di rottura, e «Il nostro rapporto con la vita sembra oggi in crisi»1. Ad alcuni questo provoca dolore o disperazione, mentre in altri induce il desiderio di andare oltre i limiti della nostra condizione umana, sforzandoci di diventare la divinità di noi stessi.

Invece, Magnifica humanitas presenta la libertà umana come un dono ancorato a una verità che è personale, incarnata e relazionale. La nostra libertà e la nostra intelligenza si esprimono attraverso un sapere e un amare che sono imprescindibilmente incarnati: attraverso la cura, il lavoro, la cura, la contemplazione, la sofferenza e l’amicizia. L’enciclica definisce gli esseri umani liberi come creature che sono oggetto di amore, uguali in dignità, create per la relazione, chiamate a dare una forma razionale al mondo e a farsi prossime agli altri esseri umani, senza eccezioni. Il potere è la capacità di coltivare questo mondo insieme. Senza il riferimento a queste verità, la nostra libertà diventa poco più che uno strumento nelle mani di poteri arbitrari.

Esprimendo queste verità per l’era dell’IA, Magnifica humanitas offre una nuova sintesi della dottrina sociale della Chiesa. Come è apparso chiaro anche in tempi molto recenti, quando la Chiesa si esprime su questioni sociali, alcuni lamentano un’ingerenza sgradita. Eppure la Chiesa parla a buon diritto, perché la sua missione è rivelare il volto di Dio nella storia, accompagnare l’umanità nella sua lotta verso il vero bene e promuovere l’unità. Discernere il nostro cammino nella storia è un compito comunitario, che appartiene all’intera Chiesa in dialogo con le culture, le scienze, le persone di ogni fede e di ogni convinzione. La Chiesa celebra le molte vocazioni sociali che si assumono la responsabilità di questo compito. Tuttavia, per intraprendere questo discernimento in comune, dobbiamo liberarci dall’idea di vivere in compartimenti stagni. Siamo invitati a vedere noi stessi come qualcosa di più che individui, ingranaggi dello Stato, attori di mercato o utenti/strumenti di un sistema di algoritmi. La dottrina sociale della Chiesa ci invita a entrare in un ampio spazio comunitario di incontro e accompagnamento reciproco e a partecipare alla ricerca collettiva della verità, della giustizia e della prosperità. Perché questo possa accadere, i più vulnerabili e le vittime devono avere volti e nomi ed essere ascoltati per primi. 

Magnifica humanitas delinea i principi sociali che possono guidare questo dialogo sociale comune. Da oltre 135 anni i papi insegnano che il fondamento dell’ordine sociale è la persona umana, portatrice di una dignità inalienabile; che cerchiamo un bene comune impossibile da raggiungere senza il riconoscimento e la partecipazione di tutti; che le risorse della terra sono destinate a soddisfare i bisogni di tutti, comprese le generazioni future; che Cristo rivela che ogni essere umano è mio prossimo e che siamo legati da una solidarietà strutturale e personale; che il potere deve essere trasparente, che chi lo esercita deve renderne conto e che tocca alle comunità esserne soggetto su una molteplicità di livelli. Questa enciclica sottolinea che questi principi devono trovare applicazione all’interno della Chiesa se la loro proclamazione vuole essere credibile per il mondo.

Le encicliche smascherano anche i falsi idoli presenti nelle ideologie di ogni epoca. Nel corso di 135 anni, hanno insegnato che non ci salveranno il mercato, né le forze storiche, né lo Stato-nazione. Oggi, Papa Leone avverte che non saremo “salvati” dall’IA o dai suoi post- o transumanesimi. Tali ideologie presentano l’autonomia totale, l’automazione radicale, le ambizioni della coscienza artificiale e il superamento dei limiti umani come obiettivi “salvifici”. Così facendo, generano «nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze»2 e modificano il modo in cui pensiamo ai limiti umani. Magnifica humanitas ribadisce che i limiti fanno parte del modo in cui impariamo la compassione, la generosità e una sana interdipendenza; fanno anche parte del modo in cui il nostro cuore viene trafitto, aprendosi alla comunione, e di come la nostra anima cresce in una sapienza che è più che semplice conoscenza.

Tuttavia, dobbiamo essere chiari: la tradizione delle encicliche ci offre anche una narrativa positiva rispetto alle tecnologie. Fin dalle origini, gli esseri umani hanno creato tecnologie che aumentano la libertà, alleviano la sofferenza e soddisfano bisogni reali. Quando le tecnologie rimangono strumenti al servizio di un bene chiaro, possono essere viste come un’estensione della libertà che Dio ci dona nella Genesi, per coltivare e custodire la terra. Questa visione colloca le tecnologie all’interno del quadro dell’alleanza tra Dio e l’umanità, onorando la vocazione degli esseri umani al lavoro dignitoso, a crescere una famiglia, a cercare la verità come bene comune, a costruire comunità e a promuovere l’unità e la pace. La domanda della tradizione è costruttiva: come coltiviamo tecnologie che siano una buona notizia per tutti, che servano le persone e la verità?

Le sofisticate tecnologie odierne non sono strumenti e basta, ma strumenti che, come il linguaggio di cui si alimentano, veicolano culture e portano con sé architetture morali. L’enciclica invita alla vigilanza. I poteri di innovazione che tradizionalmente risiedevano negli Stati sono oggi concentrati nelle mani di pochi attori privati ricchi, le cui culture sono sottratte allo scrutinio del bene comune e rischiano di apparire come un nuovo impero. Papa Leone ci spinge a chiederci: nell’interesse del bene comune, come possiamo resistere alla distorsione generata da tali concentrazioni di potere nelle mani di pochi? Come possiamo tornare a ingaggiare le tecnologie come questione in cui è in gioco il bene comune, come possiamo tornare a chiedere loro conto del bene che generano per ogni essere umano e per tutta l’umanità?

Magnifica humanitas riconosce che molti non si sentono sicuri nell’affrontare queste domande. L’enciclica ci dà forza. Dice: fate la vostra parte! Chiedete: quale visione dell’eccellenza umana incontro qui, quale immagine del valore della persona, e chi determina questo valore? Affinché la nostra libertà sia accresciuta, e non assuefatta, coartata o erosa, al lavoro, a scuola e in famiglia dobbiamo essere liberi di usare queste tecnologie o di non usarle, di sostenerle o di non sostenerle.

Papa Leone cita l’osservazione che Romano Guardini fece quasi un secolo fa: L’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza»3. Questa diagnosi spirituale attraversa l’enciclica come un filo conduttore. Affrontando il modo in cui la tecnologia sta rimodellando la politica multilaterale, Papa Leone individua una profonda connessione tra la povertà relazionale e una cultura del potere caratterizzata da polarizzazione e violenza. Descrive le profonde connessioni tra i «falsi realismi» che normalizzano la guerra e il dominio sociale, che automatizzano la realtà e riducono la persona a dati, e che ci rinchiudono in identità collettive di amici e nemici. Quando «il potere fa la ragione» si maschera da forza, ma è semplicemente una violenza che rivela relazioni impoverite dietro la sua maschera. Chi è ricco di relazioni sa dialogare, negoziare e parlare lingue diverse senza esercitare un dominio. L’enciclica ci aiuta a discernere quando una cultura rischia di confondere virtù e vizio, forza e debolezza, coraggio e codardia, smarrendo l’ordine che li lega. Magnifica humanitas ci aiuta a vedere che il desiderio di dominare – quello che Agostino chiama libido dominandi – può essere lodato dal mondo come forza, ma è disprezzo per Dio e per il prossimo e non è mai una virtù cristiana.

Siamo invece chiamati a una civiltà dell’amore. Papa Leone dice che questo significa: smorzare l’intensità dei conflitti disarmando le parole, concentrandoci sulla giustizia come base per la pace, adottando la prospettiva delle vittime, coltivando un sano realismo, ravvivando il dialogo e il multilateralismo, e pregando.

Il Magnificat di Maria conclude questa enciclica: insieme al grido di abbandono di Cristo sulla croce, l’inno di Maria è il grido più visceralmente incarnato del Nuovo Testamento, che riecheggia oggi nella nostra epoca disincarnata. È l’inno di una donna colma di nuova vita, che proclama quali sono i confini del bene comune: ascoltando prima di tutto la sofferenza, indica una storia umana in cui Dio regna, dove gli affamati sono sfamati, i potenti rovesciati e gli umili innalzati. Il suo Magnificat dà corpo alla domanda insistente che attraversa tutta l’enciclica: come possiamo formare comunità che, in un’epoca di cambiamenti tecnologici sempre più rapidi, mettano al primo posto l’umano, coltivando la crescita spirituale ed etica, la giustizia e l’unità della famiglia umana, e celebrino il fatto che l’autore, l’architetto e l’unico salvatore dell’umanità è il Dio trinitario in cui riponiamo la nostra speranza.

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